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Nell’agosto 2012, migliaia di minatori di platino presso la miniera di Marikana in Sudafrica scioperarono chiedendo un aumento salariale da 4.000 Rand a 12.500 Rand al mese. Lo sciopero incontrò una violenta repressione poliziesca, culminata nell’uccisione di 34 minatori il 16 agosto, l’azione di polizia più letale dai tempi dell’apartheid. Dopo le trattative, i minatori ottennero un aumento del 22% e un pagamento di 2.000 Rand, ben al di sotto della richiesta originale, ma scatenando ulteriori proteste sindacali in tutto il Sudafrica.

Tattiche utilizzate

Contesto

La miniera di platino di Marikana, vicino a Rustenburg in Sudafrica, impiegava migliaia di lavoratori, per lo più migranti, a bassi salari. La miniera era di proprietà di Lonmin, un’azienda britannica, e i lavoratori erano rappresentati dal National Union of Mineworkers (NUM), che aveva stretti legami con Lonmin e il partito al governo ANC. L’insoddisfazione verso il NUM portò a un crescente sostegno per l’Association of Mineworkers and Construction Union (AMCU), che chiedeva un aumento salariale da 4.000 Rand a 12.500 Rand al mese.

Cosa accadde

L’8 agosto 2012, gli operatori di perforatrici si incontrarono con i leader del NUM per chiedere un aumento salariale, ma il NUM respinse rapidamente le richieste [source: nv-database]. Il 10 agosto, i lavoratori marciarono verso gli uffici di Lonmin, ma Lonmin rifiutò di incontrarli, e il NUM disse loro di smettere di protestare; oltre 3.000 minatori decisero quindi di scioperare [source: nv-database]. L’11 agosto, i minatori marciarono verso gli uffici del NUM per annunciare lo sciopero, ma i leader del NUM uscirono con armi da fuoco e spararono contro di loro, uccidendo due minatori [source: nv-database]. Lo sciopero continuò e il 13 agosto, due minatori e due agenti di polizia furono uccisi in circostanze poco chiare [source: nv-database]. Il 16 agosto, la polizia circondò circa 500 manifestanti su una collina, sparò proiettili di gomma e gas lacrimogeni, poi aprì il fuoco con munizioni vere, uccidendo 34 minatori e ferendone 78, mentre ne arrestò 270 [source: nv-database]. Dopo il massacro, le mogli dei minatori protestarono e il 20 agosto, la maggior parte dei 28.000 minatori di Marikana non si presentò al lavoro, sebbene i minatori non scioperanti tornarono in seguito [source: nv-database]. Il Ministero del Lavoro sudafricano iniziò le mediazioni il 28 agosto e il 18 settembre fu raggiunto un accordo: i minatori ricevettero un aumento del 22% e un pagamento di 2.000 Rand, ben al di sotto della loro richiesta originale [source: nv-database]. Lo sciopero ispirò ulteriori proteste in tutto il Sudafrica [source: nv-database].

Persone e organizzazioni chiave

  • Lonmin
  • National Union of Mineworkers (NUM)
  • Association of Mineworkers and Construction Union (AMCU)
  • Ministero del Lavoro sudafricano
  • Presidente Jacob Zuma

Risultato

Verdetto: parziale.

Lo sciopero ottenne un aumento del 22% e un pagamento di 2.000 Rand, uno dei migliori accordi mai raggiunti dai minatori sudafricani in sciopero, ma ben al di sotto della richiesta di 12.500 Rand. La repressione violenta e la perdita di vite umane non spezzarono lo sciopero, e la campagna ispirò proteste sindacali più ampie, indicando un successo parziale. [source: nv-database]

Lezioni apprese

  • Uno sciopero prolungato può ottenere concessioni anche contro la repressione violenta, specialmente se combinato con azioni di solidarietà come marce e il sostegno delle famiglie.
  • Il coinvolgimento di mediatori esterni può aiutare a raggiungere un accordo negoziato, sebbene il risultato possa essere inferiore alle richieste originali.
  • Un massacro può galvanizzare un sostegno più ampio e ispirare ulteriori proteste, trasformando uno sciopero locale in un movimento nazionale.

Fonti


Disclaimer: Incluso come esempio didattico di arte della campagna, non come approvazione.

Fonti e verifica

  • nv-database — grounding: primary — license: link-only
  • Riscritto: 2026-06-25 tramite worker_casestudies_v2.py

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